| I tagli indiscriminati operati dal Governo nazionale nei confronti della scuola pubblica, resi drammaticamente evidenti dalle proteste dei precari, sembrano non risparmiare, purtroppo, altri importanti settori dell’istruzione pubblica. In un sistema che sembra volersi accanire contro i più deboli, assistiamo all’ennesimo drastico taglio relativo alle ore di sostegno attribuite a favore degli alunni diversamente abili. I nodi nella scuola vengono al pettine e a rimetterci, purtroppo, sono i più deboli. Il quadro, anche nella nostra realtà, è allarmante ed è rappresentabile in una ingente riduzione delle ore di sostegno, perpetrata soprattutto ai danni di alunni che iniziano un nuovo percorso di studi, passando da un grado d’istruzione all’altro. A riprova di quanto affermato basti pensare a quello che avviene ad esempio nell’I.P.S.S.C.T. di Lauria dove esistono 18 alunni disabili (di cui 6 distribuiti in due classi prime!) e 8 insegnanti di sostegno (nemmeno in ragione del rapporto di 1 a 2) o, ancora, a quello che avviene al Primo Circolo “G. Marconi” dove su 8 bambini disseminati in più plessi, distribuiti su un territorio vasto e distanti tra loro anche oltre 13 km di curve (di cui molte su strade di montagna), ci sono solo 5 insegnanti di sostegno. A nulla valgono le richieste delle famiglie, delle scuole, delle ASL né gli handicap certificati ai sensi dell’art. 3 comma 3 della Legge 104/92: nell’assegnazione delle cattedre di sostegno si è operato tenendo conto esclusivamente del vincolo connesso alla complessiva riduzione del personale scolastico e, quindi, ad esigenze di bilancio. Le attuali disposizioni fanno in modo che non si guardi ai bisogni individuali, ma ci si preoccupi invece che gli insegnanti per il sostegno siano numericamente gli stessi dell’anno scolastico 2008-2009, mentre gli alunni con disabilità, nel corrente anno scolastico, sono aumentati. Le scuole e gli insegnanti,in questi giorni hanno tentato di arrangiarsi, facendo del loro meglio per garantire la qualità dell'insegnamento. Ma nelle situazioni di emergenza o di guerra per la sopravvivenza, si vive alla giornata e i nostri figli rischiano quotidianamente di essere affidati a più figure (che vanno dall’insegnante o da più insegnati di sostegno, all’assistente specialistico fornito dal comune) in barba ad ogni continuità e programmazione didattica ed educativa facendo perdere al disabile qualunque punto di riferimento. Nei casi estremi, i ragazzi rischiano di essere “tenuti insieme” in spazi separati dal resto, della classe, cosi', sotto la spinta dalla contingenza, vengono a ricrearsi le classi differenziate, in barba ad ogni politica di inclusione sociale e di integrazione e, quanto è peggio, nel pieno disprezzo di quello che è l’obiettivo fondamentale della scuola italiana: quello di formare cittadini di uno stato democratico, antirazziale e ugualitario. Ciascun alunno diversamente abile ha diritto alla formazione in tutto il territorio nazionale come a tutta una serie di servizi che, purtroppo, ad oggi, nel territorio a livello di distretto scolastico o regionale non sono garantiti. La stessa ministra Gelmini, nel recente documento per l'inclusione scolastica afferma che "il contesto è una risorsa potenziale che qualora sia ricca di opportunità consente di raggiungere livelli di realizzazione e autonomia delle persone con disabilità, che in condizioni contestuali meno favorevoli sono invece difficilmente raggiungibili.” Dunque “il contesto, si adatti ai bisogni delle persone con disabilita". Il contesto qui da noi nel Sud Italia e nelle periferie, quello che dovrebbe stimolare il disabile per fargli raggiungere l'autonomia, è composto solo di risorse umane, non esistono mezzi e strutture (non ci sono spazi per il gioco, per lo sport per i laboratori) ed ora, che anche le risorse umane vengono tagliate.... quale futuro avranno, i nostri figli? Il taglio degli insegnanti di sostegno ha origini lontane e su di esso si innestano responsabilità di tutti gli schieramenti politici. Già i governi precedenti anni or sono, fissarono il rapporto insegnanti di sostegno disabili in ragione di 1 a 2, motivando la scelta con l'esigenza di integrare sempre più il disabile alla classe, perché si intravedeva il rischio di far diventare il docente di sostegno l'unico docente del bambino disabile, scaricandogli addosso oneri ed onori nella valutazione. Ma prima di tagliare i docenti di sostegno si sarebbe dovuto formare e riformare la scuola italiana, preparando tutti i docenti a fare i conti con la diversità e attrezzando le scuole che nella maggioranza dei casi a Sud sono depositi per bambini, dove è impossibile pensare o fare attività diverse e semplici come l’attività fisica... Il progetto di vita scolastica del disabile spesso, troppo spesso, grava soltanto ed esclusivamente sull’insegnante di sostegno senza il quale cade ogni punto di riferimento. Per queste ragioni occorre, anzi urge, che sia aperto un tavolo di trattative tra i sindacati, gli Enti locali (in primis la Regione che già in maniera lungimirante si è mossa stanziando risorse a riguardo, anche se esigue), il ministero e l’ufficio scolastico regionale,le ASL e le associazioni di genitori per garantire nel rispetto del principio di sussidiarietà economica, quella cooperazione fruttuosa e quella governance dell’emergenza, negata nel momento stesso in cui come una mannaia, si è operata la politica dei tagli indiscriminati. In assenza di maggiori risorse e maggiori unità di sostegno le famiglie dovranno necessariamente organizzarsi e adire e vie legali, per vedere ristabilito un diritto negato, ancora una volta sole nei confronti di uno Stato sempre più estraneo alla vita di ognuno. Che nazione è l’Italia che vara una legge che “condona” gli evasori fiscali, in genere ricchi e in salute, e taglia il sostegno a dei bambini e dei ragazzi più deboli? Certamente, per noi, è una compagine che difende i diritti dei più forti e indica la spesa sociale come un vano orpello, in barba ad ogni etica umana o religiosa. Mentre il governo presenta, con continui spot pubblicitari, il 4 ottobre 2009 giornata nazionale per l’abbattimento delle barriere architettoniche, noi nella scuola italiana, ci troviamo ad osservare le fondamenta di un muro alto, atto a relegare i nostri figli nel ghetto della diversità, prima a scuola e poi nella vita quotidiana. Molte sono le storie che noi famiglie in questi giorni, anche via internet, ci siamo raccontate, ma ci siamo soprattutto trasmesse l’immagine delle istituzioni che sovente ci ascoltano, ma alzano le spalle, quasi a voler sottolineare la loro impotenza o incapacità e quando aprono la bocca lo fanno per cercare di dare un senso ad una storia che un senso non ce l'ha. Di fronte a questo, di fronte al domani dei nostri figli, noi, nell’interesse di tutti non possiamo, non dobbiamo, non vogliamo smettere di cercare di dare un senso alla loro esistenza. Lauria, 01 ottobre 2009 Il Presidente Elena Santa CARLOMAGNO | ||
Gruppo AMA - Tutti sulla stessa barca
sabato 3 ottobre 2009
COMUNICATO STAMPA: tagli alla scuola pubblica
sabato 19 settembre 2009
VIAGGIO A CIVITA (Cs)
VIAGGIO A CIVITA (Cs) - Paese italo albanese nel Parco Nazionale del Pollino
domenica 18 ottobre 2009
link al sito del Comune di CivitaFOTO SIT-IN
Purtroppo per inserire e migliorare la galleria (es. rimozione limite visite) bisogna inserire dei banner pubblicitari nel sito.
Il Webmaster
RIPRENDIAMOCI IL POSTO!
Il 9 maggio alle 7 di mattina (anche più tardi se siete dormiglioni per un sit-in di protesta con striscioni e speriamo televisioni per liberare il posto occupato dalle bancarelle.
Intervenite numerosi... perchè occorre far rumore e far esplodere tutte le contraddizioni di un'amministrazione che fino ad ora ci ha semplicemente ignorato, per non dire presi in giro....
Nel corso della manifestazione si appenderanno striscioni e si distribuirà un questionario di primo approccio teso ad evidenziare tutte le barriere di cui siamo circondati.
CI RISIAMO
Ci pesa veramente tornare ad insistere e chiedere…anzi mendicare nuovamente cio’ che a rigor di logica appare un giusto diritto, uno di quelli semplici ed elementari, per la cui realizzazione non occorre nè dispendio di energie, né di soldi, né tanto meno di mezzi, ma solo la volontà, anzi quella che una volta si chiamava buona volontà dell’amministratore, buon senso, capacità di ascolto ed umiltà, che oggi appaiono caratteristiche non più necessarie per la “buona amministrazione” della cosa pubblica.
Ancora oggi, infatti, come un mese fa, non ostante le assicurazioni e i proclami, non ostante la pochezza delle bancarelle presenti (che potevano essere facilmente sistemate ad es. lungo Via Rocco Scotellaro, dove, contrariamente al solito, stazionavano solo 3 ambulanti), si è preferito occupare lo spazio destinato ai disabili davanti alla scuola Elementare “Marconi”, in una sorta di provocazione di chi, come dice il proverbio popolare: “Promette certo e gabba sicuro”.
Si sono ignorate in questo modo non solo le nostre richieste, ma si è voluto sottolineare, quasi in maniera perversa, che le nostre sono chiacchiere di donnette, forse da pietire, a cui dire sempre di sì come si fa con i matti. Ad ogni modo, trattandosi solo di un giorno al mese (e restano solo tre mesi alla fine della scuola) si è ritenuto opportuno trascinare cosi’ la cosa, gabbandoci come si fa con i bambini, contando sulla probabile distrazione o stanchezza, perché in fondo da anni si fa cosi’ e si puo’ continuare a fare cosi.
Qualche funzionario comunale, ci risulta, abbia affermato che non si può far nulla, perché il comune ha concesso per 10 anni i suoli agli ambulanti. Domanda: ma l’Amministrazione ha concesso proprio quei suoli? E perché, se ha concesso proprio quelli, ad ottobre dell’anno scorso, ha predisposto un ulteriore parcheggio per disabili su un terreno dato in concessione a terzi ogni terzo giovedi’ del mese? Perché non ha scritto di fianco al parcheggio: “diritto concesso ai disabili in tutti i giorni ad eccezione del terzo giovedi’ di ogni mese e nelle feste”, insomma :”diritto negato in tutti i giorni di mercato”?
Sappiamo di essere invisibili per chi ci amministra, per cui difficilmente da qui a giugno qualcuno ci darà risposte se non del tipo di quelle che abbiamo già sentito o letto sui giornali: “Non sappiamo…”, “Abbiamo dato mandato alla struttura…” “E’ complicato perché a Lauria non ci sono spazi…” ecc. ecc. ecc.
Sta di fatto che in questi anni nessuno ha pensato a sufficienza e in maniera organica alla questione del mercato nel paese, ai problemi che comporta, ai rischi di sicurezza a cui espone tutti e ai diritti di deambulazione, non solo delle persone con disabilità; si è preferito non parlarne lasciando il mercato nel Centro Storico come unica “pseudo-risposta” alla crisi ormai endemica di tipo economico, sociale e culturale che vive il nostro agglomerato urbano, insomma: il mercato non si tocca perché cosi’ almeno una volta al mese si vede gente…
La questione da noi sollevata sarebbe invece un’occasione sana per ripensare alla vivibilità del nostro comune, perché, come affermato nella Carta Europea dei disabili, un mondo a misura di disabile è veramente un mondo a misura d’uomo.
E se mancano le idee, osiamo suggerirne una per il rione superiore: perché non si sposta il mercato all’interno del parcheggio di Via XXV aprile, struttura già utilizzata per manifestazioni fieristiche, attualmente abbandonata, inutilizzata e in fase di degrado? Tale spostamento decongestionerebbe il centro urbano e consentirebbe di concentrare le bancarelle in un unico posto, utilizzando, all’occorrenza, anche il parcheggio dei pullman. Questi nei giorni di mercato potrebbero essere parcheggiati lungo la strada, come si fa il giorno di San Nicola o del Beato Lentini…
Forse, se qualcuno comincia a pensare, alla fine un’idea verrà pure partorita.
In uno dei paesi della costa calabra a noi vicino, sul lungomare, il comune, molto civilmente, a fianco di ogni parcheggio riservato ai disabili ha affisso la seguente scritta: “Se vuoi il mio posto prenditi anche la mia disabilità”. Vorremmo che un giorno anche la nostra Amministrazione conducesse questa campagna di educazione e di civiltà nei confronti dei suoi cittadini, significherebbe che, prima, siamo riusciti ad educarla e a sensibilizzarla, ponendo un tassello di un mondo nuovo, dove i nostri figli potranno essere cittadini soggetti di diritto e non oggetti di pietà.
19.03.2009
Associazione A.M.A.
“Tutti sulla stessa Barca”